Piano di rientro, Schipano (FP Cgil Calabria): “No a toni trionfalistici, l’emergenza continua”

“Occorre usare prudenza prima di usare toni trionfalistici nell’annunciare l’approvazione del piano di rientro dal debito sanitario 2026-2028 e la fine del commissariamento”.

Lo afferma il Segretario Generale Fp Cgil Calabria Bruno Schipano che precisa: “Consiglio dei Ministri, Corte dei Conti e Conferenza Stato-Regioni non hanno cancellato con un colpo di spugna le sabbie mobili nelle quali versa la sanità calabrese. Al contrario, sono stati rimarcati e sottolineati i drammatici numeri che descrivono l’emergenza urgenza, l’emigrazione sanitaria, i Lea, la prevenzione. Se il piano di rientro dovesse fallire gli obiettivi richiesti, la Calabria rischia di tornare sotto commissariamento”.

Schipano illustra i campanelli d’allarme: “La fine del commissariamento è stata decisa in presenza del persistere di gravi fattori di rischio critico. Un debito sanitario pregresso di 873 milioni (89% definito secondo il Piano), mobilità passiva di circa 50mila ricoveri l’anno verso altre regioni, carenze di personale, medicina territoriale assente, un servizio di emergenza-urgenza lacunoso e livelli essenziali lontani dagli obiettivi minimi”.

Il Piano di Rientro punta molto sul ruolo di Azienda Zero, alla quale sarà affidata la gestione centralizzata del reclutamento del personale e dei sistemi digitali. Tra il 2010 e il 2011 la Calabria ha perso il 24 per cento del personale sanitaria. Un dato quasi cinque volte maggiore della media delle altre regioni.  “Ma Azienda Zero non è la panacea di tutti i mali – chiarisce Schipano -. Nelle scorse settimane più volte abbiamo evidenziato le sue fragilità. A partire dalla mancanza di fondi propri e dal conseguente meccanismo di svuotamento della casse delle asp provinciali”.

“Non è possibile accettare un sistema di riorganizzazione che punta ad un nuovo apparato senza inserire nuova linfa – aggiunge -. Sistemi come l’emergenza urgenza soffrono la carenza di operatori sanitari sia in corsia che a bordo delle ambulanze. Il personale delle altre aziende non può essere dislocato temporaneamente su Azienda Zero e non sostituito. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi bisogna assumere con contratti a tempo indeterminato e potenziare la medicina territoriale”.

“Il diritto alla salute e i diritti dei lavoratori – conclude Schipano – non possono essere piegati a logiche trionfalistiche e racconti romanzati”.

Passaggio Emergenza Urgenza ad Azienda Zero, FP CGIL Calabria: “Accentramento senza risorse, si scaricano costi e responsabilità sui territori”

L’ennesimo salto nel buio per la sanità calabrese. Così la Funzione Pubblica Cgil Calabria definisce l’accordo per il passaggio della funzione Emergenza Urgenza ad Azienda Zero.

Per il sindacato dietro c’è una visione meramente burocratica e accentratrice che non tiene conto della realtà operativa delle strutture territoriali e fa sì che ci trovi davanti all’ennesima occasione mancata.

Per il Segretario generale Bruno Schipano e il Segretario regionale Cgil Medici Ivan Potente il Servizio di Emergenza-Urgenza 118, l’elisoccorso e le reti tempo-dipendenti non possono essere gestiti da un’azienda priva di radicamento sul territorio e sprovvista di risorse umane e finanziarie autonome. Risorse che avrebbero consentito la gestione del servizio senza intaccare i già provati bilanci delle aziende territoriali provinciali.

Accentrare le funzioni a Catanzaro, lasciando il peso operativo ed economico sulle province, genererà unicamente un cortocircuito burocratico, avverte l’organizzazione sindacale che spiega che negli articoli 2 e 4 dell’accordo si conferma che Azienda Zero, per esistere operativamente, deve interamente spogliare o porre in dipendenza funzionale il personale delle singole Asp e Aziende ospedaliere territoriali, costringendole a mettere a disposizione locali, arredi, ambulanze, dispositivi medici e farmaci.

È andata persa per i Segretari l’occasione di utilizzare i meccanismi di finanziamento regionale per realizzare un incremento aggiuntivo dei fondi del personale. Accentrare le funzioni a Catanzaro, lasciando il peso operativo ed economico sulle province, genererà unicamente un cortocircuito burocratico.

L’accordo delinea un modello organizzativo schizofrenico che parcellizza le dinamiche gestionali. Da un lato Azienda Zero assume la titolarità della “governance”, della documentazione sanitaria, del risk management e dei sistemi informatici; dall’altro, scarica sulle Aziende del sistema sanitario regionale le responsabilità materiali ed economiche. Invece di snellire i processi, questo accordo introduce una farraginosa procedura di rendicontazione e validazione semestrale dei costi, costringendo i bilanci delle Asp  a fare da “banca” per Azienda Zero nell’attesa di riparti del Fondo Sanitario Regionale che avverranno solo a consuntivo.

Per Fp Cgil Calabria la direzione è quella della precarizzazione del coordinamento e delle tutele orarie con ricadute sul personale.

I lavoratori che hanno scelto di rimanere nelle aziende territoriali, verranno posti in “utilizzo funzionale” presumibilmente nelle more che Azienda Zero completi la propria dotazione organica. Prevedere una catena di comando sdoppiata creerà inevitabilmente disparità di trattamento e conflitti di competenza. Inoltre, l’affidamento del servizio di Elisoccorso su base esclusivamente “volontaria” tramite manifestazioni di interesse dimostra la totale assenza di una programmazione organica. Vi è il serio rischio che tale volontarietà porti a un’alterazione dei diritti contrattuali.

La FP CGIL vigilerà rigorosamente affinché l’organizzazione dei turni rimanga tassativamente all’interno dei limiti orari previsti dalla Legge 161/2014, a tutela della salute psicofisica dei lavoratori e della sicurezza del servizio salvavita.

Per tutte le motivazioni esposte, la FP CGIL Calabria respinge con fermezza logiche di riorganizzazione parcellizzate e accentratrici che si limitano a istituire nuovi apparati burocratici senza immettere un solo operatore sanitario in corsia o sulle ambulanze. L’emergenza-urgenza si difende esclusivamente potenziando la medicina territoriale, assumendo a tempo indeterminato e rinnovando le dotazioni direttamente nelle province.

L’organizzazione si riserva  di attivare ogni forma di mobilitazione e di denuncia pubblica consentita a tutela del diritto alla salute dei cittadini calabresi e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità.

Lea, Fp Cgil: “I dati contraddicono la propaganda. Occhiuto pensi ad assunzioni e investimenti in sanità”

“I dati sui Lea diffusi dal ministero della Salute certificano, nero su bianco, il fallimento senza appello della gestione sanitaria nella nostra regione”. Lo afferma il Segretario Generale Fp Cgil Calabria Bruno Schipano commentando il monitoraggio dei Livelli essenziali di Assistenza relativo all’anno 2024.

La FP Cgil Calabria non è sorpresa – chiarisce –  ma è indignata: la realtà quotidiana vissuta dai cittadini nei nostri ospedali e nei territori è l’esatto opposto della narrazione virtuale fatta di annunci trionfalistici e slide patinate”.

“Il Nuovo Sistema di Garanzia assegna alla medicina territoriale calabrese

un punteggio vergognoso, appena 52 punti nell’area distrettuale (la sufficienza minima è fissata a 60). Siamo l’unica regione in tutta Italia ad essere insufficiente in questa macro-area.

Questo dato non è solo un numero – ribadisce Schipano – è rappresentazione del deserto sanitario territoriale. La responsabilità politica è gravissima se si pensa che per potenziare la medicina di prossimità avevamo a disposizione la storica opportunità dei fondi PNRR”.

“Alla luce di questi risultati, l’attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità si sta rivelando un flop colossale, un’occasione clamorosamente persa. Le strutture rischiano di rimanere cattedrali nel deserto o scatole vuote perché manca una programmazione sul personale e sui servizi reali”, denuncia il Segretario Generale.

“Mentre il resto d’Italia, pur con le sue difficoltà, tenta di risalire la china o mantiene la sufficienza, la Calabria fa registrare un trend in netta diminuzione rispetto agli anni passati. Anche la prevenzione non può che considerarsi bocciata, mentre nella penisola cresce. La Calabria è una delle rarissime eccezioni in controtendenza, con performance in calo. Nell’area ospedaliera, sebbene sopra il minimo con 71 punti, si registra una preoccupante flessione. Non c’è un solo indicatore che mostri una reale inversione di tendenza. La sanità calabrese sta letteralmente perdendo pezzi nell’indifferenza di chi governa”, afferma.

“Ci rivolgiamo direttamente al presidente della Regione e Commissario ad acta, Roberto Occhiuto: i i calabresi non si curano su instagram o tramite video propagandistici. Chiediamo al governatore di mettere da parte gli slogan da social e di cominciare finalmente a fare i conti con questi risultati fallimentari. Dietro il tracollo dell’attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità e dietro quel misero 52 in pagella ci sono cittadini che rinunciano a curarsi, liste d’attesa infinite e un personale sanitario stremato e ridotto all’osso”, continua Schipano.

“La stagione dei selfie è finita – conclude – i dati del ministero la smentiscono categoricamente. Servono assunzioni immediate, investimenti strutturali e serietà, non fumo negli occhi”.

Fp Cgil: “Bene gli incrementi orari nell’Asp di Vibo ma ora serve  un piano straordinario di assunzioni”

“Un punto di svolta fondamentale per la dignità del lavoro nella sanità calabrese. Così il Segretario Generale Fp Cgil Calabria Bruno Schipano e il Segretario Generale Fp Cgil Area Vasta Luciano Contartese commentano la firma della delibera n. 392/CS da parte del Commissario Straordinario dell’Asp di Vibo Valentia Angelo Vittorio Sestito.

Il provvedimento concretizza finalmente l’incremento orario e il completamento del tempo pieno per 11 lavoratori del comparto amministrativo, precedentemente penalizzati da contratti a tempo parziale”

“Come Fp Cgil – affermano Schipano e Contartese – esprimiamo profonda soddisfazione per un atto che accoglie le storiche rivendicazioni sindacali volte al superamento del precariato e del sotto-utilizzo del personale. Nello specifico, la delibera dispone la trasformazione contrattuale a far data dal primo luglio 2026, garantendo il passaggio a 36 ore settimanali (tempo pieno) per otto assistenti amministrativi e un Coadiutore Amministrativo, nonché  l’incremento a 18 ore settimanali per ulteriori due unità”.

“Questo risultato non rappresenta solo una legittima vittoria contrattuale per gli 11 dipendenti coinvolti, ai quali viene finalmente garantita stabilità economica e prospettiva professionale, ma costituisce un tassello strutturale indispensabile per la funzionalità degli uffici dell’Asp vibonese”, dichiarano.

“La macchina tecnico-amministrativa della sanità regionale – proseguono Schipano e Contartese –  è da anni in grave affanno a causa del blocco del turnover e di organici ridotti all’osso. Potenziare il monte ore di chi è già in servizio significa ottimizzare le risorse interne e dare risposte più rapide ed efficienti all’utenza, che quotidianamente sconta i disagi di un sistema sanitario depotenziato”.

Il sindacato non abbassa la guardia. “Ora serve un piano straordinario di assunzioni. Il completamento orario di questi lavoratori è un atto di giustizia interna, ma la sanità calabrese necessita di una vera e propria terapia d’urto. Chiediamo alla Regione Calabria e a tutte le Aziende Sanitarie e Ospedaliere di procedere a un’immediata mappatura dei vuoti in organico. È urgente varare un piano straordinario di assunzioni stabili, che riguardi tanto il personale sanitario (medici, infermieri, OSS) quanto il personale tecnico-amministrativo, colonna vertebrale dei servizi” dicono i due Segretari Generali.

Solo investendo sul lavoro stabile, sicuro e di qualità si potrà effettivamente garantire il diritto costituzionale alla salute in Calabria e arginare il drammatico fenomeno della migrazione sanitaria. La FP CGIL continuerà a vigilare e a mobilitarsi in ogni territorio affinché i diritti di tutti i lavoratori siano pieni e inderogabili.

Indennità di Pronto Soccorso, Fp Cgil Calabria: “Accordo firmato senza confronto e con gravi esclusioni”

L’accordo sulle linee guida regionali per l’indennità di Pronto Soccorso, firmato presso la Regione lo scorso 25 giugno, esclude diverse figure impiegate nell’emergenza-urgenza. A denunciarlo è la Fp Cgil Calabria sottolineando di non essere stata convocata al Tavolo.

In una lettera indirizzata al presidente Occhiuto e al dipartimento regionale Salute e Servizi Sanitari, il Segretario Generale Bruno Ferdinando Bruno Schipano fa notare che l’accordo riconosce l’indennità di Pronto Soccorso esclusivamente al personale formalmente assegnato al Ps (professionisti della salute e funzionari, operatori e personale di supporto), escludendo il personale del SUEM 118, ivi comprese le Centrali Operative; i punti di primo intervento; i Pronto Soccorso Ostetrico-Ginecologici e Pediatrici.

“Questa esclusione è una scelta deliberata, e la FP CGIL la contesta sul piano contrattuale – afferma Schipano – L’art. 69 del CCNL Comparto Sanità 2022/2024, così come il previgente art. 107 comma 4 del CCNL 2019/2021, identifica come destinatari il personale dei servizi di emergenza-urgenza. La norma contrattuale non circoscrive l’ambito ai soli Pronto Soccorso ordinari ma, al contrario, lascia alle parti regionali il compito di individuare i servizi, in coerenza con la finalità compensativa dell’istituto, ovvero il disagio derivante dall’attività prestata in specifici contesti ad alta intensità assistenziale”.

“Il Suem 118 – ribadisce il Segretario – eroga assistenza di emergenza-urgenza sul territorio con le medesime caratteristiche di criticità, imprevedibilità e pressione psicofisica che contraddistinguono il Pronto Soccorso. I PS Ostetrico-Ginecologici e Pediatrici gestiscono urgenze che nessun professionista della salute considera ordinaria attività clinica. I PPI (Punti di primo intervento) costituiscono il primo filtro territoriale dell’emergenza. Sostenere che questi servizi non rientrino nella ratio dell’istituto richiede una giustificazione che l’accordo non fornisce”.

Per Schipano la logica applicata con l’ultimo accordo è, inoltre, in netto contrasto con i precedenti: “Si retrocede da un perimetro più ampio a uno più ristretto, in assenza di modifiche normative o contrattuali che lo giustifichino. Questa discontinuità non è solo incoerente: produce una disparità di trattamento tra lavoratori che svolgono funzioni analoghe in servizi analoghi, rispetto a quanto riconosciuto negli anni precedenti”.

“La Fp Cgil ritiene – prosegue – che la distribuzione di risorse contrattuali debba seguire criteri di equità sostanziale, non di convenienza formale. L’esclusione di interi segmenti organizzativi non riduce il monte risorse: lo concentra su una platea più ristretta, con l’effetto paradossale di premiare di più alcuni e di non riconoscere nulla ad altri che svolgono funzioni equivalenti”.

Per nulla trascurabile, inoltre, la mancata convocazione della Fp alla discussione e firma dell’accordo: “Non è un incidente isolato –  precisa Schipano – e ripropone una questione strutturale nel sistema di relazioni sindacali in Calabria: la tendenza a concludere accordi in condizioni di partecipazione incompleta, con organizzazioni convocate tardivamente o non convocate, e a non concedere tempi di riflessione adeguati su testi articolati che producono effetti economici rilevanti e pluriennali”.

“Un accordo di questa importanza – conclude il Segretario – non si firma al buio. Procedere immediatamente alla firma, ignorando i tempi minimi della democrazia sindacale, svilisce il valore della contrattazione e produce intese deboli, contestate già il giorno successivo”.

Ecco perché la Fp Cgil Calabria ha chiesto la riapertura del confronto sull’accordo del 25 giugno 2026, con convocazione di tutte le organizzazioni sindacali, in ragione della rappresentanza; la revisione del perimetro dei destinatari dell’indennità, con reintegro del SUEM 118 (incluse le Centrali Operative), dei PPI e dei PS Ostetrico-Ginecologici e Pediatrici; l’adozione di procedure che prevedano tempi minimi di trasmissione dei testi prima della firma degli accordi, garantendo a tutte le parti un esame adeguato dei contenuti.

 

Sanità, FP CGIL : “Le graduatorie pubbliche non si aggirano con le agenzie interinali”

“Chiediamo formalmente ad Azienda Zero e alla Regione Calabria di rendere pubblico il cronoprogramma per l’espletamento del concorso da 300 posti di infermiere già bandito e ancora non espletato. La procedura deve concludersi in tempi certi e rapidi. Non è accettabile che 2.700 candidati attendano l’esito di un concorso già bandito mentre le aziende sanitarie alimentano il mercato privato del lavoro interinale”.

Lo afferma il Segretario Generale Fp Cgil Calabria Bruno Ferdinando Schipano commentando l’avvio da parte di Azienda Zero di una procedura di reclutamento urgente di personale a tempo determinato per il 118 di Tropea, nonché nelle Asp di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza.

“Si tratta di una soluzione tampone insufficiente. Che non risolve minimamente la carenza strutturale di personale e non cancella l’irrazionalità di bloccare i canali di assunzione ordinari e stabili. Questo non è un paradosso amministrativo. È una scelta politica. E come tale va giudicata”, sottolinea Schipano.

La FP CGIL Calabria chiede:

  • ad Azienda Zero: la pubblicazione immediata del cronoprogramma per l’espletamento del concorso da 300 posti di infermiere già bandito, con oltre 2.700 domande pervenute.
  • a tutte le ASP calabresi: la pubblicazione dello stato aggiornato delle graduatorie di OSS e infermieri attive e non scadute, con indicazione del fabbisogno residuo e avvio immediato delle procedure di scorrimento.
  • all’ASP di Vibo Valentia: la sospensione del ricorso all’agenzia interinale per la copertura dei posti negli Ospedali di Comunità di Tropea e Soriano, e l’avvio contestuale delle procedure di assunzione ordinaria.
  • all’ASP di Cosenza: il recepimento delle ragioni poste alla base della diffida degli oss idonei e l’avvio dello scorrimento delle graduatorie vigenti, con esclusione di qualsiasi forma di reclutamento esterno finché le graduatorie non siano esaurite.
  • alla Regione Calabria: la convocazione urgente di un tavolo con le organizzazioni sindacali, il Commissario ad Acta e i Direttori Generali delle ASP, per definire un piano straordinario di assunzioni stabili coerente con il fabbisogno PNRR e con le disposizioni sul pubblico impiego.

“La graduatoria pubblica non è uno strumento burocratico: è un patto con i lavoratori. Chi partecipa a una selezione pubblica lo fa perché crede che il merito, e non la conoscenza o la fortuna, determini l’accesso al lavoro. Quando un’azienda sanitaria aggira quella graduatoria ricorrendo a un’agenzia privata, non viola solo una norma: viola quel patto.  Chiediamo alla Regione Calabria e al Commissario ad Acta per la Sanità – conclude Schipano – di chiarire pubblicamente quale modello occupazionale si intende adottare per le strutture PNRR. La risposta non può essere l’interinale”.

Fine commissariamento: “La politica riacquisti il coraggio di spesa. Subito un incontro per l’emergenza urgenza”

La fine del Commissariamento della Sanità in Calabria rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente per normalizzare il governo della sanità in Calabria. Sostanzialmente è una apertura di credito che riporta la Calabria sui binari ordinari della gestione concorrente e non più sostitutiva da parte dello Stato, pur in presenza di un piano di rientro che mantiene tutti i vincoli esistenti che dovranno essere rispettati coerentemente e continuativamente fino al conseguimento del riequilibrio definitivo dei conti e al raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza non solo sopra la soglia minima stabilita, ma con un consolidamento tale da certificare la messa in sicurezza del Sistema Sanitario regionale. In sintesi, d’ora in avanti ogni azione volta a questi fini sarà esclusiva responsabilità della politica che avrà margini di scelta autonomi e non da concordare preventivamente con i Ministeri.

Certamente, le modalità di spesa dovranno continuare ad essere rigorose evitando sprechi e mala gestio che sono state le principali caratteristiche che hanno creato le voragini nei bilanci, ma la politica dovrà riconquistare una capacità e il coraggio di spesa sapendo individuare le priorità necessarie per dare le risposte più urgenti ai cittadini e ai lavoratori, senza più alibi.

Se il debito si è ridotto negli ultimi anni, a parte qualche norma contabile sull’approvazione dei bilanci, molto discutibile, introdotta dal Governo, è anche perché vi è stata una pesante contrazione delle spese che ha inciso su qualità e quantità dei servizi pubblici e sulla possibilità di reclutamento secondo le necessità. Specifichiamo pubblici, perché non è avvenuto nella stessa misura nei settori privati accreditati.

 Così come il conseguimento di livelli appena sopra la soglia minima in due delle macroaree, quella ospedaliera e recentemente quella della prevenzione, mancando ancora per diversi punti il conseguimento della soglia minima nell’area distrettuale, sono il frutto, insieme ad altre note ragioni su cui per brevità sorvoliamo, anche di mancati investimenti e di scelte organizzative che hanno condizionato pesantemente le mancate risposte di assistenza e cura ai cittadini da un lato e creato condizioni di disagio e malcontento per le condizioni di lavoro e quelle retributive delle operatrici e degli operatori della sanità, tutti.

Questi nuovi margini di governance, dovrebbero anche ridisegnare le relazioni con la cittadinanza, i lavoratori e le loro rappresentanze a partire dai servizi che presentano le maggiori criticità; tra questi certamente  quelli distrettuali e di prossimità, l’Emergenza Urgenza come già sottolineato più volte, i Pronto soccorso, i fabbisogni del personale e la necessità di un piano straordinario di assunzioni.

Per questo, considerando che l’ Emergenza Urgenza non è un elemento secondario nel Servizio Sanitario Regionale, ma la porta d’ingresso per i casi più gravi, quelli in cui spesso il gioco è tra la vita e la morte, i minuti contano quanto le cure e ogni persona dovrebbe sapere di poter contare su una macchina perfetta, la FP CGIL Calabria ha chiesto un incontro urgente al Presidente Occhiuto, in quanto la recente riforma del Suem 118 e il transito delle funzioni e del personale dalle Aziende Sanitarie provinciali ad Azienda Zero, al momento non hanno risolto le criticità più volte segnalate già all’avvio della riforma ai tavoli e anche a mezzo stampa riguardo l’erogazione del Servizio, anzi ne hanno create di nuove, a partire da un malcontento e un disagio diffuso tra gli operatori di ogni categoria per le condizioni giuridiche ed economiche e dell’organizzazione del lavoro sulle quali le disposizioni normative, frutto di un accordo non sottoscritto dalla Cgil, non danno certezze ed hanno generato molta confusione oltre che creare le premesse per molti contenziosi.

 La centralità e la delicatezza del Servizio di Emergenza Urgenza richiede ben altro clima per essere erogato con serenità e non si può contare solo sulla professionalità e il senso di abnegazione dei lavoratori, tutto deve funzionare bene.

Il cambiamento potrebbe iniziare da qui.

La Segretaria generale  FP CGIL Calabria Alessandra Baldari

Il Segretario CGIL Calabria Luigi Veraldi

Consultori, dalla CGIL analisi e proposte per tutelarli e rilanciarli

Consultori Familiari, Alessandra Baldari Fp Cgil Calabria

Si è tenuta a Reggio Calabria l’iniziativa promossa da Spi Cgil Calabria, Fp Cgil Calabria e Cgil Calabria “Consultori familiari, un bene da difendere”. All’evento, patrocinato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, sono intervenuti, tra gli altri, la Segretaria Generale Spi Cgil Nazionale Tania Scacchetti e il Segretario Generale Fp Cgil Nazionale Federico Buzzanca, nonché la Dg dell’Asp di Reggio Calabria Lucia Di Furia, l’assessore al Welfare della Città Metropolitana di Reggio Calabria Lucia Anita Nucera, il Dg del Dipartimento Salute della Regione Calabria Ernesto Esposito e Serena Donati, dirigente di Ricerca dell’Iss.

Drammatica la fotografia e la geografia dei presidi calabresi.  Per legge dovrebbe esserne previsto uno ogni 20mila, ma la realtà calabrese è molto distante da questa prospettiva.

L’Asp di Catanzaro è tra le aziende provinciali quella con la forbice più ampia tra programmazione e realtà (solo 5 i consultori attivi su 17 programmati). L’Asp di Vibo Valentia ha il tasso di attivazione più basso rispetto alla popolazione (solo 3 presidi attivi), mentre l’Asp di Cosenza, nonostante il numero assoluto più alto di consultori, non riesce, a causa della vastità del territorio, a coprire con 23 centri attivi la domanda delle zone interne.

Nel territorio di Crotone il fabbisogno teorico prevede 12 consultori ma quelli attivi sono solo 4, mentre nel territorio di Reggio Calabria sono addirittura 14 i consultori mancanti.

“Il tema è riappropriarsi di un servizio importante e della sua funzione – ha affermato la Segretaria Generale Spi Cgil Nazionale Tania Scacchetti -. I consultori vanno difesi nell’ottica di un loro rilancio e di una delocalizzazione dei servizi, affinché si esca da un’ottica ospedalocentrica. Per poterlo fare servono risorse, finanziamenti e personale”.

Necessaria anche un’integrazione nei consultori dei “Spazi Argento”, luoghi dedicati alla salute delle donne over 65 e pensati per essere accessibili e intervenire su salute mentale, menopausa, screening.

Per il Segretario Generale Fp Cgil Nazionale Federico Buzzanca è urgente e necessario riappropriarsi con coraggio di una visione “femminista” della salute, adottando politiche e strategie che possano mettere al primo posto la cura della persona.

Per Fp Cgil Calabria ci sono i margini per operare delle scelte di investimento mirate da parte della Regione, entro i limiti di spesa definiti dai Ministeri affiancanti. Fatta la programmazione però, è fondamentale destinare risorse economiche adeguate a intervenire sullo stato strutturale dei presidi esistenti, dotandoli di una strumentazione moderna e colmando le carenze di personale con un piano di reclutamento a tempo indeterminato rivolto a tutte le figure professionali componenti le equipe multidisciplinari e non solo quelle di base. Importante focalizzare alcune criticità, come l’elevato tasso di obiettori di coscienza, che sfiorano il 70 per cento in Calabria.

La Cgil Calabria ha annunciato la richiesta alla Regione di un Tavolo sui consultori.

L’Obiettivo è restituire ai consultori il ruolo centrale di presidio della salute pubblica dedicato alla prevenzione, alla promozione e alla tutela della salute della donna, delle persone Lgbtqia+, dei giovani, delle coppie e delle famiglie.

All’iniziativa sono intervenuti il Segretario Generale Spi Cgil Calabria Carmelo Gullì, la Segretaria Generale Fp Cgil Calabria Alessandra Baldari, la Segretaria Cgil Calabria Celeste Logiacco, la Segretaria Spi Cgil Calabria Rossella Napolano, la responsabile del Coordinamento donne SPI Calabria Ornella Catalano, il Segretario Generale Cgil Area Metropolitana Reggio Calabria Gregorio Pititto.

Sanità privata, sindacati confederali proclamano stato di agitazione per i lavoratori con Ccnl Aiop/Aris

È davvero senza fine la vertenza per il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro della Sanità privata, Aiol Rsa e Aris Rsa, che registra ormai un ritardo inaccettabile da parte delle due associazioni. Il mancato rinnovo del CCNL AIOP/ARIS per i Lavoratori che operano nelle Strutture della Sanità Privata accumula un ritardo di otto anni, mentre i CCNL AIOP RSA e ARIS RSA registrano un ritardo addirittura di tredici anni, con il risultato di una cornice normativa ormai datata e di salari non più adeguati, privi di reali rivalutazioni del potere d’acquisto.
È forte la preoccupazione per uno stallo negoziale determinato, da un lato, dalla scelta delle associazioni datoriali Aris–Aiop di subordinare l’apertura del tavolo di rinnovo del CCNL alla copertura integrale dei costi da parte delle Regioni e, dall’altro, da un quadro ancora insufficiente sul versante RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) dove, pur con l’apertura di tavoli di trattativa, non sono stati dati reali segnali di disponibilità a raggiungere in tempi brevi i rinnovi contrattuali. Tali condizioni compromettono i diritti e le legittime aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori, già penalizzati dall’aumento del costo della vita, e rischiano di incidere sulla qualità dei servizi erogati. Lavoratori impegnati giorno e notte nei servizi di assistenza e di cura a soggetti veramente fragili e bisognosi di adeguate cure. Per quanto riguarda le RSA, stiamo parlando di Strutture extra-ospedaliere a carattere sanitario, dedicate principalmente ad anziani o adulti disabili che non possono essere assistiti a domicilio e necessitano di cure mediche, infermieristiche e riabilitative a tempo pieno. Oltre che del supporto nelle attività quotidiane, quali l’alimentazione, l’igiene personale e la mobilità. Strutture fondamentali soprattutto qui in Calabria, dove il sistema sociosanitario è assolutamente carente.
A fronte di questi delicati compiti e dell’irrinunciabile necessità di far funzionare bene queste importanti strutture è davvero inaccettabile la difficoltà a riuscire a convincere le parti datoriali che per garantire servizi di qualità in settori delicatissimi che hanno in carico la cura di persone fragili è indispensabile valorizzare i lavoratori ed è, soprattutto, fondamentale garantire a parità di lavoro le stesse tutele e gli stessi diritti riconosciuti al personale che opera nel pubblico.
Fondamentale è il coinvolgimento degli attori istituzionali deputati al controllo e all’accreditamento di queste strutture, a cui la FP CGIL, la CISL FP e la UIL FPL Calabria chiedono che i relativi accreditamenti siano subordinati all’applicazione di CCNL che garantiscano condizioni di lavoro dignitose e che siano sottoscritti dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative.
Situazione che ha portato le Segreterie Nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL a proclamare lo stato di agitazione del personale con una mobilitazione che non cesserà fino a quando la situazione non si sbloccherà con il giusto rinnovo di questi contratti collettivi.
Anche qui in Calabria, dove la situazione è ancora più delicata per le ben note carenze e criticità di tutto il sistema socio-sanitario, i lavoratori che erogano servizi di assistenza e cura nelle Strutture della Sanità privata e nelle RSA che applicano i CCNL AIOP e ARIS aderiscono convintamente allo stato di agitazione e alla mobilitazione in atto, mentre le Segreterie regionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL invitano la Direzione strategica di Azienda Zero ad effettuare i dovuti controlli al fine di verificare il rispetto delle norme fondamentali che disciplinano non solo il rapporto di lavoro ma anche la qualità di vita e il benessere organizzativo dei lavoratori e degli assistiti.
I Segretari Generali
FP CGIL Calabria      CISL FP Calabria        UIL FPL Calabria
Alessandra Baldari      Luciana Giordano                Walter Bloise

Azienda Zero, Fp Cgil e Uil Fpl denunciano inefficienze e comportamenti antisindacali

Non certo positive sono state le attenzioni rivolte dalla Corte dei Conti nei mesi scorsi in una delle recenti relazioni su Azienda Zero. L’ente di governance della sanità regionale istituito nel 2021 con la legge regionale numero 32, risulta ancora in ritardo. A quattro anni dalla sua nascita, il processo di subentro nelle funzioni della gestione sanitaria accentrata (GSA) e delle aziende sanitarie risulta ancora parziale. Il direttore generale non ha indicato una tempistica precisa per l’avvio delle funzioni strategiche. Secondo la Corte, questo ritardo mantiene “un quadro non ancora del tutto delineato”, con effetti negativi sulla capacità gestionale del sistema sanitario calabrese.

Forse è per questo che con una certa fretta, in totale contrasto con le norme di riferimento, e in spregio alle corrette relazioni sindacali, Azienda Zero convoca solo alcune sigle a discutere di trasferimento del personale operante nell’emergenza urgenza, con tanto di modifica di Datore di Lavoro, accampando la scusa della mancata sottoscrizione del Contratto nazionale che nulla ha a che fare con il trasferimento di funzioni e personale, materie regolate per legge sovraordinata al Contratto. Non certo un affare di poco conto, atteso che è in discussione uno sei servizi più delicati e allo stesso tempo più critici del Servizio Sanitario regionale. Lavoratori e cittadini sanno bene quanto pesano le carenze di personale in questo settore che, insieme ad una governance accentrata recentemente e disfunzionale, hanno determinato condizioni di lavoro insostenibili e gravi disservizi ai pazienti.

Stiamo parlando non di poche, ma di oltre 1200 persone che, alcuni presunti risolutori, intenderebbero, alla stregua di un gregge. trasferire in un nuovo recinto. Non attraverso una transumanza ma caricandoli in dei vagoni merci con direzione incerta.

Forse sfugge ad Azienda Zero che il trasferimento di personale tra aziende pubbliche in Italia, richiede ancora, obbligatoriamente un’informativa e una consultazione sindacale preventiva da parte di cedente e cessionario (art. 47 L. 428/1990). Particolare tutela spetta inoltre ai rappresentanti sindacali (RSU) che necessitano del nulla osta dell’organizzazione di appartenenza per essere trasferiti, per evitare condotte antisindacali. A meno che la condotta antisindacale sia diventata uno scudetto di cui fregiarsi, cosa che alle latitudini prossime alla località Germaneto di Catanzaro è ormai una regola. Come al solito si predica bene e si razzola male.

Allo stesso modo sfugge che Azienda Zero non ha la propria rappresentanza sindacale, non ha il fondo denominato “Fondo risorse decentrate” destinato alla contrattazione integrativa ed ai trattamenti accessori, tantomeno mai ha attivato un contratto decentrato Integrativo. Così, nel mentre la Calabria affoga nei suoi problemi sanitari, con la gente spesso disperata per le inefficienze e la negazione di cure, Azienda Zero apparecchia un tavolo con quattro interlocutori per decidere le sorti del personale dell’Emergenza Urgenza.

Tradotto, in pochi dovrebbero decidere le condizioni di lavoro da applicare nella nuova Azienda. Altro che il trasferimento volontario preannunciato dalla stampa!

Non meglio si prevede riguardo l’accelerazione sulla GSA le cui funzioni vengono trasferite ad Azienda Zero, ma esercitate di fatto da personale in avvalimento del Dipartimento della Salute, anche qui bypassando il confronto sindacale e senza alcuna trasparenza sulle motivazioni e i criteri di scelta sulle unità di cui avvalersi, evidentemente in ragione di una carenza palese di personale per esercitare tale fondamentale funzione.
Dovremmo chiederci perché le prime fasi che hanno riguardato altri trasferimenti di personale dalle Aziende Sanitarie Provinciali sempre ad Azienda Zero, siano stati caratterizzati da opzioni di scelta e addirittura perfezionati da colloqui. Forse il personale dell’emergenza urgenza va trattato diversamente da chi si occupava nelle ASP di gestione del personale o informatica?

Mai in Calabria nei 30 anni precedenti sono stati trasferiti da una azienda pubblica ad una altra azienda pubblica oltre 1200 persone.

Per il trasferimento di deleghe e personale dalle province alla Regione ci furono appositi tavoli tecnici alla presenza di tutti gli attori coinvolti che durarono oltre 1 anno e nel rispetto delle prerogative sindacali, i componenti delle RSU dalle province furono trasferiti in Regione mantenendo la loro carica di eletti.

Oggi, qualcuno pensa di far perdere a decine di eletti la loro carica di rappresentante dei lavoratori. Ma a chi giova questo teatrino?

La Fp Cgil e la Uil Fpl nel corso del recente incontro avuto con il presidente della giunta Regionale e i dirigenti generali in materia di sanità, hanno ampiamente chiarito che tuteleranno in tutte le sedi competenti i propri iscritti e le proprie rappresentanze. Quanto sta accadendo è un affronto alle regole democratiche e ai più elementari principi sindacali.

Dove è finita L’Azienda Zero nata per perseguire la razionalizzazione, l’integrazione e l’efficientamento dei servizi sanitari, socio-sanitari e tecnico-amministrativi del Servizio sanitario regionale, con modalità partecipative basate su percorsi improntati alla massima trasparenza, alla condivisione responsabile, nel rispetto del principio di efficienza, efficacia, razionalità ed economicità nell’impiego delle risorse?

Forse in molti non hanno riletto la Legge regionale di istituzione, oppure pensano che le modalità partecipate e la Trasparenza siano da affrontare solo con chi riverisce.

Alessandra Baldari – Segretaria Generale Fp Cgil Calabria

Walter Bloise – Segretario Generale Uil Fpl

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