Archivia Giugno 28, 2023

Giustizia, Fp Cgil: “Ancora una volta penalizzata la Calabria e il distretto di Catanzaro”

In riferimento allo scorrimento degli idonei della  graduatoria per cancelliere esperto, abbiamo appreso in questi giorni che il direttore generale del Ministero di Giustizia, , con provvedimento iniziale del 20 giugno 2023, aveva assegnato nel distretto della Corte di Appello di Catanzaro,  uno dei più vasti in termini di dimensioni d’Italia e che comprende le province di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia,  67 unità di cancellieri, e successivamente, con provvedimento di rettifica del 23 giugno 2023, ne ha disposto l’assunzione di sole 51 unità riducendo di 16 il numero inziale.

Come Fp Cgil Calabria, non possiamo che manifestare “sconcerto e rammarico per questa disposizione, e siamo costretti, ancora una volta, a rappresentare la grave carenza di organico del personale giudiziario presso tutti gli   uffici giudiziari Calabresi e nello specifico nel distretto della Corte di Appello di Catanzaro, in quanto siamo dell’avviso che i magistrati per poter mandare avanti i processi, devono poter contare su una pianta organica adeguata del personale giudiziario”.

In riferimento all’assunzione per 1956 operatori Giudiziari uscita ad aprile 2023 a tempo determinato per 18 ore e 18 mesi con i fondi del Pnrr, la Fp Cgil evidenzia “il forte ritardo da parte del Ministero Giustizia: prenderanno servizio il 6 settembre prossimo, e per opportuna e doverosa conoscenza, evidenziamo che il Giudice di Pace di Vibo Valentia è l’unico ufficio in Calabria che non ha avuto nessuna assegnazione di operatori giudiziari”.

Non possiamo che ribadire, come organizzazione sindacale, che a seguito dei pensionamenti nonostante  le assunzioni degli ultimi anni, a partire dagli assistenti giudiziari, operatori, cancellieri, funzionari e direttori e lavoratori assunti a tempo determinato con i fondi del PNRR, “tutta la nostra preoccupazione, tenuto conto, che, da qualche mese  molti lavoratori giudiziari vincitori di procedure concorsuali in altri Ministeri sono andati via e stessa cosa dicasi per alcuni lavoratori assunti con i fondi del Pnrr assunti  con contratto a tempo indeterminato, così come non possiamo non evidenziare che sono solo tre i Dirigenti Amministrativi in servizio in tutti gli giudiziari della Calabria”.

“Come sindacato abbiamo scritto ai vertici della Corte di Appello di Catanzaro ed i vertici del Ministero della Giustizia per chiedere loro un forte impegno risolutivo e di revoca della grave riduzione delle unità assegnate.

Ed in tale contesto abbiamo ritenuto doveroso e necessario informare tutta la deputazione parlamentare calabrese, nonché la Ministra Eugenia Maria Roccella (parlamentare eletta in Calabria) e la sottosegretaria di Stato, Wanda Ferro Ferro, della forte preoccupazione che, come sindacato, registriamo sulla vicenda.

La FP CGIL lancia l’allarme per la sicurezza dell’ospedale di Vibo Valentia e chiede azioni immediate

La segreteria generale della FP CGIL Calabria, la segreteria della FP CGIL dell’Area vasta, di concerto con il responsabile della CGIL Medici dell’Area Vasta, esprimono la propria sorpresa e preoccupazione per quanto accaduto nei giorni scorsi presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale P.O. di Vibo Valentia.

“Per cause ancora sconosciute e misteriose, il controsoffitto del corridoio di ingresso e uscita della struttura di accesso alle camere dei pazienti è crollato in modo inspiegabile. Risulta che la suddetta struttura è stata recentemente sottoposta a una manutenzione straordinaria, circa 30 giorni fa. Pertanto, non si comprende né si giustifica come ciò sia potuto accadere, considerando che i lavori erano stati affidati a un’azienda esterna, presumibilmente specializzata in questo tipo di interventi di manutenzione. Chiediamo al neo Commissario Straordinario dell’ASP di Vibo Valentia di accertare e rendere note le cause di questa vicenda che, considerando la notevole quantità di materiale crollato, avrebbe potuto causare gravi danni sia alle donne in gravidanza che agli operatori sanitari dell’ASP, se fosse accaduta di giorno”, scrivono Alessandra Baldari, Franco Grillo e Ivan Potente.

 La FP CGIL denuncia da decenni il rischio in cui versa l’ospedale di Vibo, “poiché non è più in grado di sopportare il naturale deterioramento strutturale. La situazione attuale di difficoltà e potenziali rischi sta causando notevole preoccupazione e disagio tra i professionisti che operano presso l’ospedale di Vibo. Essi si trovano costretti a fornire quotidianamente i propri servizi assistenziali in condizioni di incertezza e con un livello di sicurezza limitato. È noto, infatti, che diverse zone dell’edificio ospedaliero sono state puntellate da anni. Nel corso degli anni, questa situazione ha comportato la chiusura, ad esempio, del prefabbricato destinato alla cucina interna, la chiusura di alcune aree nel reparto di ortopedia e danni evidenti alle pareti divisorie nel reparto di Neurologia. Questa situazione è ancora più evidente a causa del protrarsi ingiustificato della messa in sicurezza di alcuni pilastri portanti nel reparto di oculistica e nelle sale semi interrate del reparto di radiologia, visibili a occhio nudo. Pertanto, chiediamo all’attuale Commissario Straordinario di avviare una valutazione approfondita dell’intera struttura per accertare le reali condizioni di stabilità dell’edificio ospedaliero e prevenire ulteriori rischi di crolli e danni incalcolabili per l’intera comunità”, continuano i sindacalisti.


In merito a ciò, la Funzione Pubblica CGIL “non può giustificare i ritardi aggiuntivi che si stanno accumulando a causa del mancato inizio dei lavori per la costruzione del nuovo ospedale. A nostro parere, le ragioni di ciò sono attribuibili all’incapacità amministrativa e politica dell’intera classe dirigente, che da anni ha assunto la responsabilità gestionale delle varie entità pubbliche (ASP, Provincia, Comune, Regione) coinvolte, in vari modi, nelle procedure tecniche e burocratiche che, da decenni, ostacolano l’avvio effettivo del progetto. È necessario agire tempestivamente e con prudenza nella gestione ordinaria e straordinaria della struttura. È altrettanto fondamentale agire rapidamente per la costruzione del nuovo ospedale prima che sia troppo tardi. A tal fine, chiediamo al Commissario Straordinario di convocare urgentemente un tavolo di discussione per analizzare a fondo le cause di questa grave situazione di pericolo e individuare possibili soluzioni per prevenire ulteriori spiacevoli conseguenze e garantire la sicurezza dei cittadini e degli stessi lavoratori”.

Baldari (Fp Cgil): ”Salviamo la sanità calabrese”

di Alessandra Baldari*

I punti critici che caratterizzano il Servizio Sanitario Regionale, oggi, sono ancora più attuali e si inquadrano dentro una crisi che si allarga sempre più a tutto il territorio nazionale con connotazioni diversificate che se non affrontate e riequilibrate condurranno alla perdita del profilo universalistico, pubblico e gratuito del nostro Servizio Sanitario Nazionale, allargando le differenze di esigibilità di prestazioni assistenziali e di cura già profondamente diseguali tra Regioni, favorendo la crescita esponenziale e quasi obbligata dei servizi privati o in convenzione, così come accadrà se il DDL Calderoli sull’Autonomia differenziata dovesse essere approvato.

Per questo saremo in Piazza del Popolo a Roma, giorno 24 giugno, alla Manifestazione organizzata dalla CGIL insieme a 80 e più associazioni in difesa del Servizio Sanitario Nazionale e per la Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il Ministro Schillaci non ha dato risposte all’incontro dello scorso 20 giugno alle OO.SS. che chiedevano un incremento delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale, un piano straordinario pluriennale di assunzioni, il rinnovo dei contratti pubblici e privati, il rafforzamento dei servizi di prevenzione e medicina del lavoro per implementare la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nuovi investimenti su salute mentale e consultori e sulla formazione.

Già da tempo la nostra Federazione, ha lanciato l’allarme della crisi in cui stava precipitando la Sanità pubblica del nostro Paese, sospinta da un progressivo definanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, in 10 anni meno 37 miliardi, e da un depauperamento degli organici generato dal decennale blocco del turn over e da una persistente insufficienza di programmazione basata su dati di fabbisogno della popolazione. L’assenza di programmazione non ha sollecitato quel necessario ripensamento del numero chiuso di accesso alle facoltà di medicina e un finanziamento molto più consistente e mirato delle borse di specializzazione, così tanto ignorato che oggi assistiamo ad una totale mancanza di alcune figure di medici specialisti e che di recente si è tentato di colmare con maggiori finanziamenti per incrementare il numero di posti, ma che certamente non sarà superata nell’immediato.

A questo deve sommarsi la crescente poca attrattività per un lavoro gravoso, mal retribuito e spesso anche insicuro, minato da reazioni aggressive da parte dei pazienti, che sollecita i professionisti a fuggire dal servizio pubblico per collocarsi in strutture private, andare all’estero, o organizzarsi in cooperative guadagnando una condizione di lavoro più tranquilla e molto più remunerativa, incentivata dalla più favorevole tassazione prevista nella recente legge di bilancio.

Il Servizio Sanitario pubblico e universale ha un valore sociale fondante del nostro stesso Stato, architrave del benessere dei cittadini, integrato con i servizi sociali, basato su un’idea allargata e inclusiva di tutti i determinanti sociali di salute nel rispetto dei principi costituzionali.

Questa consapevolezza, riemersa nel breve periodo della pandemia e poi dimenticata, non è mai stata al centro dei programmi politici, ne fa storia il previsto definanziamento del Fondo Sanitario fino al 2025, già tra i più bassi d’Europa, e nessun provvedimento volto a superare la più grave delle criticità, ovvero la carenza di personale che sta avanzando in tutte le regioni depauperando i servizi, allungando le liste d’attesa, prefigurando che anche gli investimenti previsti dal PNRR, invero inferiori in percentuale a quelli destinati ad altre misure, non serviranno a colmare i divari territoriali e potenziare la sanità territoriale se non accompagnati da finanziamenti ordinari finalizzati a quel grande piano straordinario di assunzioni che rivendichiamo da tempo. Per consentire la realizzazione delle assunzioni non basta l’adeguato finanziamento, ma è necessario intervenire legislativamente per rimuovere i tetti alla spesa del personale che da tempo vincolano le Aziende al mantenimento degli equilibri di bilancio della spesa pubblica, considerando un costo invece che un investimento necessario quello che non solo potrebbe rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, adeguandolo tra l’altro ai parametri europei, ma potrebbe generare una crescita ed uno sviluppo economico fondato sul benessere dei cittadini e la creazione di lavoro stabile e di qualità.

In questo scenario complesso e compromesso, la Calabria con i suoi 12 anni di piano di rientro e una lunga teoria di Commissariamenti inefficaci a risanare i conti e le Aziende, rappresenta il paradigma della crisi funzionale in cui il Servizio sanitario potrebbe avviarsi.

In Calabria, la carenza di personale è al centro delle nostre attenzioni e non solo. In 11 anni sono stati persi 2500 medici e 3000 tra infermieri e altre figure professionali, questo ha generato la riduzione dei servizi, la chiusura o l’accorpamento dei reparti, l’affidamento a privati convenzionati di lungodegenza e riabilitazione, salute mentale, lunghissime liste d’attesa, mancanza di screening oncologici, riduzione dei consultori, pronto soccorso con la metà degli organici in servizio, carenza di anestesisti, ortopedici, ginecologi, pediatri e su tutti il personale dell’emergenza urgenza tanto che il 70% delle ambulanze viaggia senza medico e in Calabria si torna a morire per mancanza di interventi tempestivi, così come diventa sempre più difficile nascere dato che si sospendono le attività dei reparti di maternità. Nuovamente il Tavolo interministeriale Adduce, rileva, ancora nell’ultimo verbale del 23 marzo scorso, le fortissime criticità di carenza di personale che non trovano soluzioni strutturali in ordine al reclutamento del personale del SSR e al depotenziamento del personale amministrativo e  sollecita, non per la prima volta, il Commissario della sanità ad assumere le iniziative per garantire l’operatività delle procedure assunzionali, raccomandando di non ricorrere a forme atipiche di lavoro e attuare una gestione centralizzata delle stesse. Allo stesso tempo, i Ministeri affiancanti il Commissario evidenziano  più criticità in ordine al livello dei LEA, ancora sotto soglia, alla riorganizzazione della rete ospedaliera, essenziale per recuperare i tanti posti letto persi negli anni e  la cui mancanza contribuisce ad intasare i pronto soccorso, lo stallo nella riorganizzazione della rete di assistenza territoriale, fondamentale per garantire assistenza diffusa, nelle aree interne, fra gli anziani e che è essenziale nel suo ruolo di filtro alle ospedalizzazioni inappropriate, stigmatizzando, inoltre, che l’avanzo consistente e pari a 140 milioni è generato dalla mancanza di erogazione dei servizi di assistenza.

Ancora oggi, non si procede alle assunzioni dallo scorrimento di graduatorie in scadenza, per come da noi concordato a livello regionale e indicato con apposita circolare del Dipartimento alla Salute, dopo la regolare approvazione del piano di fabbisogno relativo solo al 2022. Mancano i piani di fabbisogno 2023 e 2024 per completare il triennio, in assenza dei quali non si può procedere alle assunzioni e abbiamo sollecitato il Dipartimento della Salute, sempre più depotenziato, a convocarci per aggiornare l’accordo sul reclutamento, in ragione delle novità normative che consentirebbero procedure dedicate per dar corso all’assunzione dei lavoratori che con contratti flessibili o autonomi hanno prestato servizio nel periodo pandemico.  Il report sulle assunzioni fatte, pubblicato dalla Regione, non conforta perché in realtà è solo una goccia nel mare di carenze molto più consistenti aggravate dalla gobba pensionistica. Né si può davvero credere che strumenti di dubbia legittimità, quali il portale delle segnalazioni dei disservizi e le sentinelle possano comprendere e rilevare la complessità delle criticità aziendali in cui le lavoratrici e i lavoratori, ormai allo stremo, devono districarsi quotidianamente, generate anche da disfunzioni organizzative che solo il confronto tra azienda e lavoratori potrebbe alleviare. Non siamo ottimisti sull’attivazione di Azienda Zero che, secondo le osservazioni dei Ministeri affiancanti, deve ancora chiarire i profili normativi di competenza e di organizzazione e che progetta di avvalersi di dipendenti in utilizzo sottratti al Dipartimento o alle stesse Aziende sanitarie territoriali già entrambe in grave carenza, a meno che non si intenda svuotarle delle funzioni gestite e delle risorse finanziarie assegnate per quelle funzioni.

La Calabria è una regione desertificata per servizi sanitari e sociali, dopo la chiusura di 18 ospedali, è rimasta sguarnita di case della salute, sebbene finanziate per 89 milioni, è in attesa da dieci anni della costruzione dei quattro ospedali nelle aree più critiche, anche questi finanziati da 10 anni e punta ad attivare quei presidi di assistenza sociosanitaria di prossimità che PNRR e DM77 avrebbero previsto, 57 Case di Comunità e 16 Ospedali di Comunità, per superare definitivamente l’isolamento e la povertà assistenziale, di prevenzione e cura, ulteriormente acuita dalla crescente carenza anche di medici della continuità assistenziale e dalla riduzione di posti letto la cui percentuale in Calabria sfiora il 3,1%  per 1000 abitanti e per realizzare tutto questo ha bisogno di procedure consistenti di reclutamento che non possono liquidarsi con provvedimenti estemporanei, seppur utili, quali l’ingaggio di medici stranieri e a tempo determinato che di fatto rappresentano una ulteriore esternalizzazione di servizi e sollevano molti dubbi contrattuali.

La desertificazione sanitaria, nel tempo, ha rafforzato due canali di risposta ai bisogni di salute, una impressionante mobilità passiva che costa 300 milioni l’anno ai cittadini calabresi e per chi ne ha possibilità il ricorso alle strutture private che oltre alla crescita pervasiva in alcuni territori, spesso rivelano gestioni poco trasparenti, certamente riguardo le applicazioni dei contratti nazionali. Riteniamo necessaria e abbiamo richiesto una rivalutazione degli accreditamenti ed un riequilibrio del rapporto tra pubblico e privato, ricostruendo una gestione del pubblico soprattutto in alcuni settori demandati interamente al privato.

Scenderemo in piazza il 24 e continueremo a farlo per contrastare convintamente ogni disegno di ulteriore disgregazione di un sistema che già così ci ha confinati ai margini, frutto di un mix di definanziamento statale con una quota capitaria mal calcolata, mala gestione, infiltrazioni criminose e appetiti politici e che solo un intervento solidaristico e perequativo potrà risollevare, insieme a un piano di investimenti che sostenga il reclutamento di lavoratrici e lavoratori e rafforzi i servizi, garantisca la prevenzione, l’assistenza e la cura in modo universale e gratuito.

*Segretaria generale FPCGIL Calabria

Carcere di Catanzaro, la Fp Cgil visita l’istituto penitenziario: “Situazione esplosiva”

Questa mattina una delegazione della Fp Cgil ha effettuato una visita presso l’istituto penitenziario di Catanzaro. Alla presenza di Mirko Manna, coordinatore nazionale della Fp Cgil – Polizia Penitenziaria, Angelo Boeti, coordinatore della Fp Cgil – Polizia Penitenziaria Calabria, e di Matteo Bruno, delegato della Fp Cgil – Polizia Penitenziaria, i sindacalisti hanno potuto verificare le condizioni in cui versa l’istituto di pena del capoluogo di regione. La Fp Cgil esprime profonda preoccupazione riguardo alla carenza organica che affligge il carcere, dove si registra un sottodimensionamento di circa 100 unità. Tra le prime azioni da intraprendere – sostengono Manna, Boeti e Bruno- oltre ad intervenire sulla struttura, è fondamentale risolvere la situazione che costringe il personale a coprire più incarichi di servizio, creando condizioni adeguate e dignitose per i lavoratori. Attualmente, il comandante è impegnato in una missione che si concluderà a settembre e questo provoca enorme preoccupazione. Inoltre, la delegazione è venuta a conoscenza di 39 distacchi in uscita stabiliti dal Provveditore. Una decisione che- sottolineano i sindacalisti- fa dubitare che lo stesso Provveditore sia a conoscenza e sia consapevole delle reali necessità e bisogni in termini di personale dell’Istituto Penitenziario di Catanzaro. La Fp Cgil Calabria farà richiesta al Dipartimento e al Ministro competenti per ottenere un adeguato potenziamento del personale, soprattutto in vista dell’estate, dove la situazione nell’istituto penitenziario si preannuncia esplosiva e richiede interventi immediati per garantire la sicurezza di tutti gli operatori e dei detenuti. Il sindacato, già da tempo, sta conducendo una battaglia sul tema delle condizioni negli istituti penitenziari calabresi per evidenziare e denunciare le criticità che avvolgono la vita quotidiana e i problemi strutturali delle carceri nella regione. Nei mesi scorsi, la Fp Cgil ha messo in luce la necessità di adottare misure capaci di alleggerire il carico degli operatori della Polizia Penitenziaria per assicurargli maggiore sicurezza e tutela nell’esercizio della loro professione.

Vertenza Corap: “L’assessore fugge dal confronto sindacale mentre la situazione del Corap è sempre più buia”

La nota è a firma della segretaria generale Fp Cgil Calabria, Alessandra Baldari, il segretario generale Cisl Fp, Luciano Giordano, il segretario generale Uil Fpl Calabria, Walter Bloise.

“Il comportamento dell’Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Calabria tenuto in data odierna  denota una totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori del CORAP e un’assoluta insensibilità verso le problematiche del settore.

Non è piaciuto per niente ai Segretari della funzione pubblica di  CGIL, CISL e UIL l’agire dell’Assessore Rosario Vari’  sul tema caldissimo che riguarda i lavoratori del CORAP.

Quanto accaduto oggi a Catanzaro presso la sede della Giunta Regionale ha del paradossale. Un ente il CORAP posto in liquidazione nel 2021 ai sensi dell’art. 15, c. 1 e 5-bis, della Legge n. 111/2021, che si avvia ad un inesorabile declino; dipendenti e Sindacati che organizzano una pubblica assemblea in piazza e chiedono risposte alla politica; un Assessore, Rosario Vari’, che non ha certo al suo attivo una grande esperienza in materia e che infastidito per il “mancato spirito collaborativo” delle Organizzazioni Sindacali, ree di aver addirittura osato  sfidarlo, non riceve nessuno e manda a dire che in presenza di Sit In dei lavoratori ogni incontro è annullato.

Siamo certi, al di là del rispetto di corrette relazioni sindacali e di regole di buona creanza, che aimè non si insegnano certo in Giunta,  che l’attento Assessore stia lavorando alacremente per la risoluzione  della vertenza CORAP e soprattutto per reperire 8 mensilità arretrate, oltre ad altri emolumenti contrattuali per circa 3 milioni di euro,  da saldare  ai lavoratori che a suo dire, dovrebbero andare al suo cospetto con il cappello in mano, anziché con le bandiere e con i Segretari della funzione pubblica di Cgil Cisl e Uil.

Forse l’Assessore avrebbe fatto meglio a farsi assegnare altra delega se non è avvezzo ad incontrare  lavoratori e Sigle Sindacali, non certo lo Sviluppo Economico, che aimè in Calabria necessita di ben altre attenzioni.

Metta da parte l’astio caro Assessore e trovi delle soluzioni.

Non incontrare noi e i lavoratori, sfuggendo ad un confronto democratico non le fa certo onore.

Le Segreterie di Categoria e i lavoratori, auspicano, che prevalga il buon senso e chiedono al Presidente della Giunta Regionale un intervento autorevole per fare chiarezza ed avere prospettive certe per i dipendenti”.

Cida 2023, i sindacati: “Bene il contratto, ma dare risposte ai dipendenti con reddito basso”

“Bene il contratto ma ora è tempo di dare risposte ai dipendenti con i redditi più bassi attraverso le progressioni di carriera”. Le segreterie Regionali di Fp Cgil, Cisl Fp E Uil Fpl esprimono soddisfazione per la definizione dell’ipotesi del CIDA 2023 alla Giunta Regionale.

“Tante erano le aspettative dei Dipendenti alla luce del nuovo CCNL  2019/2021, – proseguono i sindacati – grazie al lavoro serrato svolto dalla delegazione trattante nella sua interezza (parte Pubblica e parte sindacale) si sono apportate significative migliorie rispetto al precedente contratto. Il nuovo CIDA vede aumentare tutti i più importanti istituti contrattuali, dalla produttività, all’aumento dell’indennità per Specifiche Responsabilità, che aumentano sia nel numero, circa il 60% dei potenziali dei potenziali assegnatari, che nell’importo. Inoltre cresce il badget per i progetti obiettivo che da 600,000 euro passa a 900.000 euro”.

“E’ stata prevista la Progressione Economica all’interno dell’Area (ex PEO) per il 50% degli aventi diritto. Aumentati gli emolumenti di posizione – si legge ancora – e risultato degli incarichi di Elevate Qualificazioni (ex Posizioni Organizzative). Si è regolamentata la pausa obbligatoria dopo le 6 ore lavorative, adeguandola al nuovo CCNL, portandola da 30 a 10 minuti. Si è prevista, inoltre, la somma di 150,000 euro per il welfare sociale ed in particolare per il sostegno alle spese di viaggio dei dipendenti pendolari. Si è inserito un articolo riguardante la flessibilità oraria per determinate categorie di personale: chi ha problemi gravi di salute, chi usufruisce della L.104/92, chi ha il carico dei figli che frequentano la scuola per l’infanzia, elementare o media, viene data la possibilità di ampliare la flessibilità oraria rispetto a quella in uso. Infine, si è discusso, su un punto all’O.D.G. relativo alle progressioni tra le aree, le cosiddette “progressioni verticali”, inserendo i criteri per l’attribuzione delle stesse, in riferimento al periodo transitorio dei 3 anni (2023/2025), che vengano finanziate con l’importo relativo allo 0,55% del monte salari 2018, cioè della spesa del personale 2018. Questo finanziamento può avvenire grazie al nuovo CCNL”.

Acceso il dibattito sull’argomento, le scriventi OO.SS., “nel merito, considerati i ritardi e le mancate risposte della parte pubblica sulle progressioni di carriera in deroga, hanno chiesto di conoscere con immediatezza e comunque prima della stipula del testo definitivo del CIDA 2023, l’ammontare delle risorse da destinare all’attivazione di tale istituto, nonché il numero dei passaggi di categoria che si intendono attivare per l’anno in corso e nel triennio 2023-2025. Già da settembre si pubblichino i bandi, privilegiando quelli da cat. B a cat. C.. Viste le delusioni passate, – concludono – relative a questa problematica, che ha visto la parte sindacale proclamare lo stato di agitazione, vigileremo in maniera ferma, pronti esercitare ogni forma di pressione affinché il personale della Regione Calabria possa avere la tanto meritata riqualificazione”.

Caso Corap,  i sindacati: “La politica sfugge al confronto richiesto dalle organizzazioni sindacali accampando scuse banali”

“La comunicazione dell’assessore Varì di revoca della convocazione del tavolo di confronto programmato per il 20 giugno sulla vertenza Corap ci lascia basiti”. Lo scrivono in una nota Alessandra Baldari, segretaria generale Fp Cgil Calabria, Luciano Giordano, segretaria regionale Cisl Fp Calabria, Walter Bloise, segretario regionale Uil Fpl.

“Per alcuni motivi: il primo, si stigmatizza e si vuole impedire un presidio democratico dei lavoratori che è anche espressione delle prerogative sindacali, da sempre in uso quando si affrontano vertenze complesse; secondo, non si capisce a quale spirito collaborativo l’assessore faccia appello, dato che fino alla convocazione citata gli appelli dei lavoratori e dei sindacati di avere un confronto con la politica sono stati ignorati per ben due anni. Riteniamo, invece, che questa decisione sia in perfetta continuità con una postura politica che non vuole o non sa affrontare un problema spinoso che da anni lascia i lavoratori nel limbo e funzioni importanti sospese a divinis. Mai come in questo momento storico ci sarebbe bisogno di governare processi di valorizzazione delle aree industriali di questa regione per attirare investimenti e sviluppare attività produttive. Certo è necessaria una visione strategica riguardo il futuro per un nuovo modello di sviluppo e la responsabilità di assumersi un ruolo nella qualità di ente a cui sono affidate deleghe statali dalla legge. Trovare scuse infondate e banali, gravissime contro l’azione sindacale- scrivono Baldari, Giordano, Bloise- denuncia ancora una volta che si sfugge al confronto sereno e democratico che noi consideriamo l’unica via per assumere decisioni utili ai lavoratori e alla società calabrese”.

Aterp Reggio Calabria, assemblea congiunta FP-CGIL e Sunia-Cgil regionali: “Chiederemo un tavolo regionale sulle questioni contrattuali e per sollecitare la Regione Calabria a dare il via ai concorsi pubblici e ad un piano straordinario per la manutenzione e il recupero degli alloggi sociali”

Nei giorni scorsi, presso l’Aterp di Reggio Calabria, si è svolta un’assemblea congiunta
targata FP-Cgil e Sunia-Cgil regionali che ha registrato la partecipazione di quasi tutti i
dipendenti del distretto reggino. Si è trattato di un confronto importante sviluppato intorno ai temi
alla base della piattaforma della manifestazione di Napoli, “Per una nuova stagione del lavoro e dei
diritti”, nonché sulle questioni contrattuali e lavorative dei dipendenti e sulle condizioni del
patrimonio abitativo dell’Ente.

I lavori hanno registrato la dettagliata relazione introduttiva di Alessandra Baldari
(Segretaria Generale FP-Cgil Calabria), gli interventi di Silvana Ambrogio (RSU FP-
Cgil Reggio Calabria), Bruno Schipano (Segreteria FP-Cgil regionale), nonché le
conclusioni di Francesco Alì (Segretario Generale Sunia-Cgil Calabria).
Tra i problemi più evidenti rilevati nel corso dell’assemblea, la carenza di personale, la
dotazione organica ridotta della metà, la difficoltà di far fronte ai bisogni dei cittadini
nel delicato ed importante settore degli alloggi sociali.

A ciò si aggiunga che, con le modifiche apportate dal Governo alla normativa sul Superbonus è
svanita ogni aspettativa per la messa in sicurezza e il risanamento dei quartieri popolari e il
recupero del patrimonio pubblico. Una scelta che condanna al degrado i rioni popolari, visto che,
da anni, non vengono destinate risorse per la casa e il recupero del patrimonio di proprietà delle
aziende pubbliche e dei Comuni.

Si pone, a questo punto, una urgente questione non più rinviabile per ottenere la disponibilità di
fondi per la messa in sicurezza del patrimonio di edilizia pubblica costituito da alloggi molte volte
privi dei requisiti minimi di abitabilità. E’ assolutamente prioritaria la scelta di un nuovo piano casa
che, a partire dalla necessità di interventi di risanamento del patrimonio pubblico, affronti
seriamente il problema del recupero dei quartieri popolari anche ai fini della creazione di nuovi
alloggi da assegnare ai cittadini che, da anni, sono collocati in attesa nelle graduatorie.
Per questo, in occasione della “Settimana di mobilitazione nelle case popolari” indetta
dal sindacato nazionale sarà richiesto un incontro all’Aterp Calabria e alla Regione per:
1.       discutere delle problematiche contrattuali e lavorative dei dipendenti
emerse nel corso dell’assemblea;
2.       chiedere alla Giunta regionale di farsi portavoce con il Governo della
necessità di una legge quadro del settore dell’edilizia pubblica onde garantire
a tutti i cittadini gli stessi diritti a parità di condizioni sociali. Non è più
possibile che l’autonomia regionale debba produrre provvedimenti che
discriminano i cittadini nei diritti fondamentali e nell’accesso alle abitazioni
pubbliche;
3.       chiedere che il problema casa e una reale riforma dell’edilizia pubblica
tornino al centro dell’intervento pubblico, sempre più evanescente al punto che
nemmeno più vengono garantite le risorse per l’aiuto all’affitto dei cittadini in
precarie condizioni economiche;

CALABRIA CGIL CALABRIA

4.       chiedere nuovamente alla Giunta regionale un piano straordinario per
avviare velocemente le procedure concorsuali per sopperire alla forte carenza
di organico in cui versa l’Aterp in tutta la Calabria, considerato che, il numero di
dipendenti in servizio è notevolmente inferiore rispetto a quello stabilito come necessario
per il corretto funzionamento dell'Azienda e dello svolgimento delle relative attività in
quanto sono in servizio circa 120 unità sulle 242 previste nella dotazione organica (con una
percentuale di carenza d'organico di circa il 50 %). E che tale percentuale negativa non può
consentire di far fronte ai servizi essenziali (tra i quali manutenzioni ordinarie e
straordinarie, assegnazione e gestione degli alloggi, recupero della morosità e delle attività
direttamente connesse all'attuazione di interventi finanziati quanto dallo Stato che dalla
Regione Calabria), né agli attuali dipendenti di lavorare con la dovuta serenità.

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